Cartomante Nadia, i fantasmi

 

 

In via generale, per fantasma comunemente si intende la figura (“phantasmos”, in greco antico) che si manifesta senza una causa apparente (“phàinesthai”): dunque fantasma significa letteralmente “apparizione”, manifestazione improvvisa di figure.

Nel corso dei secoli questi avvenimenti sono stati chiamati altrimenti, cioè “spettri” o “doppi”, quantunque il significato di questi ultimi termini si diversifichi in parte, siano cioé più specifici, dalla parola “fantasma” comunemente usata e, purtroppo, spesso eccessivamente impiegata.

Le tradizioni popolari o colte, di ogni epoca e di ogni paese, sovrabbondano di storie di fantasmi, culturalmente accettati fino al secolo XVIII, successivamente creduti in minima parte dallo spirito illuministico e positivista, fino ad essere definitivamente negati dalla cultura contemporanea e relegati nelle farneticazioni e nei racconti fiabeschi del passato.

Ma si sono verificati , ed accadono ancora, certi avvenimenti inspiegabili che ne sottintenderebbero l’esistenza. Avvenimenti che, tra l’altro, possiedono anche oggi una loro oggettività scientifica ed obbiettività di esplicazione.

Sembrerebbe che delle apparizioni fantasmatiche non si interessino più nemmeno le “scienze di confine”, in primis l’antropologia e la parapsicologia, lasciando in questa maniera sospesa una seppur vaga giustificazione, o introduzione al problema, dal punto di vista puramente scientifico.

C’è da dire innanzitutto che per le tesi parapsicologiche si distinguono le cosiddette “apparizioni soggettive” percepite dal solo soggetto in seguito ad un proprio processo chiaramente mentale, dalle “apparizioni oggettive” nelle quali il fantasma risulta essere qualcosa che modifica lo spazio e la cui presenza è dimostrata da testimonianze plurime o da mezzi tecnologici, come le fotografie.

Tra le apparizioni soggettive, sono relativamente frequenti le cosiddette “allucinazioni telepatiche” le quali, nella maggioranza dei casi, non sembrano possedere realtà oggettiva.

In questo ambito, il fantasma apparterrebbe ad esseri ancora viventi, si presenterebbe nel quadro di un particolare ambiente e di una situazione psichica simili alla comune attività onirica.

Senonché, quanto il fantasma comunica, risulta essere vero. Per questo motivo il parapsicologo inglese Frederick William Myers (1843-1901) definì queste visioni “allucinazioni veridiche”.

Sono state registrate allucinazioni telepatiche durante le quali il fantasma sembrava possedere una certa consistenza corporea: molto noto agli annali della parapsicologia fu in questo senso il “caso John Wilmot”. Questo signore, durante il viaggio marittimo che da Liverpool lo portava a New York, vide sua moglie entrare nella cabina del transatlantico in cui riposava e avvicinarsi mentre era disteso sul letto, dargli un bacio affettuoso e quindi uscire dalla camera.

Tanto fu il realismo della scena che un compagno di viaggio di Wilmot si congratulò per l’affetto mostrato dalla sposa nei suoi confronti, ma quando il passeggero chiese alla moglie il motivo che l’aveva spinta a fargli visita, ella non seppe spiegare il fatto, dicendo che non aveva mai messo piede nella camera.

Peraltro l’avvenimento, documentato dagli orari e da testimonianze autorevoli, fu successivamente rimesso al giudizio medico di una commissione psichiatrica newyorchese, che raggiunse la giustificazione che si fosse trattato di una proiezione mentale materializzata di Wilmot.

Di carattere soggettivo sono probabilmente anche le cosiddette “apparizioni tutelari”. Per esempio, è stato documentato che un macchinista di un treno che marciava a grande velocità verso Innsbruck, avesse visto lontano, sui binari, la figura di un frate che gli faceva grandi segni di fermare.

Impressionato il macchinista, tale Arthur Dess, mise in azione i freni e si arrestò, accorgendosi poi che a pochissimi metri dal punto d’arresto del convoglio i binari erano stati divelti da una frana e che, se avesse continuato la corsa, sarebbe andato di certo incontro ad un grave deragliamento.

Anche di questa circostanza furono dense le pagine delle riviste metapsichiche dei primi decenni del ‘900, ma innumerevoli sembrano essere le visioni soggettive di fantasmi di persone defunte, avvenute sia in stato di sonno che di veglia.

Comunque sempre le persone “sognate” avrebbero tenuto comportamenti coerenti e avrebbero spesso manifestato la propria autonomia dando informazioni ignote a chi le aveva viste.

Un caso riportato da molti autori fu quello di un viaggiatore di commercio statunitense che, mentre scriveva le sue commissioni in una stanza d’albergo, scorse seduto accanto a sé in silenzio la sorella morta nove anni prima. La figura portava anche uno strano graffio su una guancia.

Quando l’uomo raccontò l’accaduto ai genitori, sua madre rimase particolarmente turbata, dato che nel comporre nella bara la salma della figlia, le aveva inavvertitamente graffiato con le unghie il viso (cfr. “Proceedings” della S.p.r. Usa 1927).

http://astercenter.it/medianita/fantasmi/fantasmi.htm